www.cfi.it
Home > Incontri > Cooperativa Il Grigio: inclusione lavorativa e impresa sociale che genera valore

Cooperativa Il Grigio: inclusione lavorativa e impresa sociale che genera valore

Dal workers buyout ai servizi per la comunità, un’esperienza di cooperazione che unisce lavoro, solidarietà e sviluppo locale

Fotografia

Dalle parole di Francesco Manzoni, presidente de Il Grigio, si capisce subito qual è la forza di una cooperativa come quella lecchese: “Noi - spiega Manzoni - offriamo percorsi di reinserimento lavorativo a persone svantaggiate e lo facciamo con una dedizione che ci permette di portare avanti la nostra missione sociale con successo. Un impegno appassionato che ci ha consentito di instaurare delle collaborazioni continuative con realtà importanti,  come la Caritas Ambrosiana, il Consorzio Farsi Prossimo e la Fondazione Comunitaria del Lecchese”.  

 

Il percorso dell’impresa lombarda è iniziato nel 2008, grazie alla “evoluzione” della cooperativa Don Bosco, fondata nel 1996 su iniziativa dell’allora parroco Don Franco Gherardi, nella diocesi di Bergamo. La volontà era quella di creare un progetto sociale che rispondesse al bisogno di occupazione dei giovani, delle persone del territorio e degli immigrati che cominciavano ad arrivare in zona. 

 

“Inizialmente - dice ancora il presidente de Il Grigio - abbiamo preso in affitto un capannone della Curia, gestito dall’Istituto Diocesano Bergamasco, che tuttora rappresenta la nostra sede. Dopo aver messo a norma gli impianti, abbiamo avviato un’attività di assemblaggio e manutenzione del verde pubblico e privato. Nel 2001, ci è stata data la possibilità di acquistare un locale storico, simbolo del territorio, il ristorante ‘Lavello’, grazie al quale siamo stati in grado di offrire opportunità di inserimento lavorativo anche a persone in uscita dal carcere di San Vittore. Dal 2008, in concomitanza con la crisi economica, abbiamo fondato la cooperativa Il Grigio, che prende il nome da un cane che proteggeva San Giovanni Bosco dai pericoli”.

Oggi la cooperativa, finanziata anche da CFI attraverso il progetto europeo Small2big, può contare su 35 soci lavoratori e ha ampliato ulteriormente il proprio raggio d’azione: al servizio legato alla manutenzione del verde e al ristorante, si sono aggiunte altre attività, come il recupero dei toner e la gestione della Casa della Carità, che tutto l’anno offre circa 70 pasti giornalieri ai bisognosi, della caffetteria “Offi Cofee” e della pizzeria “Fiore”, un bene confiscato alla mafia. Il settore che lega insieme la ristorazione e l’alimentare è diventato il secondo ramo di attività della cooperativa che - oltre a gestire un laboratorio di produzione di ravioli e pasta fresca e a distribuire prodotti ortofrutticoli a km zero - fornisce anche servizi di catering, di banqueting e di preparazione di pasti per le scuole e le aziende. Il tutto con l’intento di promuovere l’inclusione sociale e di contrastare la precarietà e l’emarginazione.

 

“Il nostro obiettivo principale - ribadisce, alla fine, Manzoni - rimane l’inserimento lavorativo delle persone, anche se, talvolta, questo significa fare scelte che non sono sempre remunerative. Sono, però, scelte sempre socialmente rilevanti. Ciò che più mi colpisce è la resilienza che la cooperativa, in tutti questi anni, ha dimostrato di saper mettere in campo di fronte alle difficoltà. A volte, lungo il sentiero, sembra esserci poca ‘luce’ ma ogni giorno troviamo la forza per camminare e dare impulso a quella che per noi, e lo dico senza retorica, è diventata una vera e propria ragione d’essere”.