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INNOVARE PER CONTINUARE A CRESCERE: LA COOPERATIVA GBM

Intervista al Presidente Nicola Stabile

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“L’ispirazione e l’innovazione sono cruciali, ma se un’azienda non è in grado di realizzare il piano, l’obiettivo o la visione, le migliori idee e le migliori strategie diventano inutili”. Non ci poteva essere incipit migliore di questo per parlare della cooperativa Gbm, nata nel 2014 da un progetto di workers buyout. Sì, perché i 50 addetti dell’azienda di Perugia, sostenuta anche da Cfi, sembrano aver fatto tesoro delle parole di David Allen (esperto in change management e produttività) e della sua lezione, arrivando a generare un fatturato annuo che sfiora i 6 milioni di euro. Per conoscere più da vicino la cooperativa umbra, abbiamo intervistato Nicola Stabile, presidente di Gbm.

Presidente Stabile, per iniziare questa breve chiacchierata, ci può dire di cosa si occupa la Gbm?
La nostra cooperativa è attiva nel settore delle costruzioni energeticamente efficienti, degli impianti tecnologici, del risparmio energetico e dell’energia rinnovabile. Progettiamo, realizziamo e curiamo la costruzione e, soprattutto, il restauro di edifici, al fine di migliorare la loro resa energetica. Ci  occupiamo, solo per citare alcune delle cose che facciamo, della manutenzione di impianti elettrici, elettromeccanici ed idraulici e dello sviluppo di software e di sistemi di automazione, di supervisione e di telecontrollo.

Guardando un po’ alla vostra storia, ci sembra che il punto di forza della Gbm sia costituito dalla continua ricerca di innovazione. È così?
Sì, credo che a caratterizzarci sia proprio la volontà di innovare. Una ricerca di innovazione che riguarda sia i processi sia i prodotti. Mettendo da parte i prodotti, di cui parlerò dopo, mi vorrei focalizzare sui processi, che riflettono anche una precisa scelta dimensionale e di organizzazione.
La struttura della Gbm infatti si basa, quanto a dimensione, su tre punti fondamentali: la nostra storia economica;  l’attenzione a quei processi aziendali che siamo in grado di governare; la direzione verso cui si muove il mercato. In sostanza, guardando alla nostra storia - che poi è quella della Egbm, una società operante nel settore da oltre 50 anni - abbiamo mantenuto una conduzione aziendale “familistico-amicale”, senza mai trascurare quello che per noi è un aspetto importante: la grande specializzazione tecnica. Per quanto riguarda il mercato, invece, abbiamo sempre cercato di cogliere quei segnali che ci portavano verso un’espansione territoriale, arrivando ad operare in tutto il Centro Nord.

Diceva dei prodotti…
Citerei due progetti di prodotti innovativi che abbiamo sviluppato anche facendo leva sui finanziamenti pubblici. Sto parlando di una macchina automatizzata che, grazie alle cosiddette telecamere intelligenti, è in grado di individuare i pezzi non conformi in uscita da una linea produttiva e di scartarli automaticamente, alzando, quindi, il livello qualitativo del prodotto e abbassando i costi di produzione. Attualmente questa macchina viene utilizzata da una multinazionale del food. L’altro progetto, invece, riguarda un software di controllo e di gestione dei dati che in situazioni di relativa richiesta di catalogazione di variabili, è capace di raccogliere e centralizzare i dati, distribuendoli presso uno o più server dedicati. Questo software è utilizzato da un’azienda di servizi municipalizzati e controlla i dati provenienti dai pozzi dell’acqua in situazioni molto svantaggiate; ma è anche usato come raccoglitore e centralizzatore di dati provenienti da impianti fotovoltaici installati in piena campagna.

La vostra cooperativa, nella difficile situazione che stiamo vivendo, anche da un punto di vista economico, è sembrata molto attenta a cogliere le opportunità offerte dal Superbonus 110%. Ce ne vuole parlare?
A noi è parso che il Superbonus 110% fosse uno strumento molto utile per dare fiato alla ripresa economica. Lo consideriamo, però, anche un importante volano per un’edilizia di qualità e a basso impatto ambientale. Certo, come ogni politica di stimolo, sta producendo qualche stortura ma confidiamo che, con l’andare del tempo e con la riduzione delle aliquote agevolate, si possa trovare un punto di equilibrio che dia stabilità al mercato. Tutto, naturalmente, nell’ottica di una rigenerazione urbana che faccia da trampolino di lancio ad una rigenerazione “sociale”, davvero necessaria dopo questi anni di isolamento forzato.

Mettiamoci a inventare il domani invece di preoccuparci di ciò che è accaduto ieri, ha detto Steve Jobs. Il futuro della Gbm come lo vede?
Il futuro della Gbm dipende quasi esclusivamente dall’impegno e dalle motivazioni dei nostri cooperatori.  Noi sentiamo che l’azienda ci appartiene; è come un figlio da crescere e tutelare, come una pianta da curare, facendola prosperare. Nelle due immagini che ho utilizzato è sintetizzata la nostra visione: crescere e rafforzarsi senza strappi o mire di grandezza, contando solo sul lavoro quotidiano.

Un’ultima domanda. Che cosa significa per voi, alla fine, essere una cooperativa? 
Essere una cooperativa per noi significa, innanzitutto, fare impresa. Perché la cooperazione – e lo dico per sgombrare il campo da una certa vulgata, che vede chi opera in questo ambito votato solo all’assistenza e al volontariato – è lavoro, è impresa, è chiudere i bilanci in utile. Essere una cooperativa significa, insomma, distinguersi nell’eseguire un lavoro o un servizio, a prescindere dal settore in cui si opera, ricavando profitto da ciò che poi viene ripartito tra i lavoratori e l’azienda, permettendo a quest’ultima di rafforzarsi a livello patrimoniale.

Andrea Bernardini
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