Impresa del mese
febbraio 2017

Screensud

Fotoscreensud

Hanno impiegato alcuni anni gli operai della ScreenSud per rimettere in moto lo stabilimento di Nola. Fino al 2012 si chiamavano Lafer srl, producevano reti d’acciaio per vagliature industriali, fatturavano 7 milioni di euro, di cui oltre il 50% verso il mercato estero.

Doveva essere una operazione di wbo per trasmissione di impresa, CFI era entrata in contatto con l’imprenditore. Poi il perdurare della crisi, la perdita di alcuni clienti strategici, soprattutto in Spagna, hanno reso inevitabile la procedura concorsuale. Il salvataggio in continuità non era più possibile, il prezzo per acquisire il ramo non era più conveniente e sostenibile, considerando le caratteristiche dell’attività. Di conseguenza, anche l’impostazione del wbo fu ripensata.

I 12 operai hanno dovuto affrontare diverse criticità, ma non si sono persi d’animo. Quando tutto sembrava organizzato per ripartire, si verificano altri due imprevisti, anche questi superati, con un po’ di sacrifici: Il trasloco inatteso di tutti i mezzi di produzione in un altro capannone a causa del mancato accordo finale con la proprietà della precedente struttura; l’offerta di un competitor in asta fallimentare, che ha costretto la coop a rilanciare per aggiudicarsi i lotti fondamentali per l’avvio della produzione, facendo valere il diritto di prelazione reintrodotto con il D.L. del 23 dicembre 2013.

I numeri del 2016, primo anno di riavvio, hanno superato le aspettative, la cooperativa infatti ha sviluppato un valore della produzione di 800 mila euro e chiuderà l’esercizio con un utile ed un cash flow reddituale apprezzabile, grazie ad un significativo contenimento dei costi. Il mercato estero ha pesato per circa il 50 %.

Il presidente di Screensud, Raffaele Silvestro, dichiara “nel 2017 vogliamo superare il milione di euro. In questa prima fase è stato indispensabile il supporto di Cfi che ha investito 300 mila euro ed ha promosso l’iniziativa, e dei fondi mutualistici, entrati con 100 mila euro ciascuno.

“Gli investimenti sono stati superiori alle attese, occorre ora attivare delle linee di affidamento per sostenere il circolante che fino ad oggi abbiamo autofinanziato”, continua “noi non ci siamo mai arresi, crediamo nel progetto, al punto che abbiamo investito anche il nostro TFR, conferendolo a titolo di capitale sociale”.