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INTERVISTA A FABIO MORETTI di Andrea Bernardini

FotografiaNata nel 2018, attraverso un’operazione di workers buyout, la Nuova Butos Ho.Re.Ca. è un’impresa specializzata principalmente nella produzione di bustine da zucchero, di salviette rinfrescanti e di confezioni monodose di olio, aceto e aceto balsamico. La cooperativa attualmente impiega 23 persone, di cui tredici soci, e l’anno scorso ha fatto registrare un fatturato pari a 1,6 milioni di euro. Di questa nuova realtà attiva nel settore Hotel Restaurant & Catering, abbiamo parlato con Fabio Moretti, presidente della cooperativa di Forlimpopoli (FC).

Presidente Moretti, come è nata la vostra cooperativa?
La Nuova Butos Ho.Re.Ca. Soc. Coop. è nata dall’idea di alcuni ex dipendenti della Butos Srl, un’azienda controllata dalla società S.F.I.R., attiva dal 1960 nel settore saccarifero. Nel luglio 2017, a seguito di alcuni problemi finanziari, la S.F.I.R. è stata posta in concordato di liquidazione. In tale contesto, nel mese di febbraio 2018, è stata messa in vendita la Butos Srl, con un’asta competitiva indetta dal Tribunale di Forlì, alla quale noi ex dipendenti abbiamo partecipato aggiudicandoci la società. Così è cominciata la nostra avventura.

Un’avventura che porta con sé una serie di sfide…
Sì, è vero. La sfida principale, per noi, è legata all’acquisizione di nuove quote di mercato, in un settore come quello degli hotel, dei ristoranti e del catering, considerato in grande crescita, vista la maggior propensione ai consumi di pasti fuori casa. Inoltre, è costante il nostro impegno nel cercare di raggiungere i più elevati standard di qualità, legati ai processi di produzione e al prodotto, per i quali stiamo ottenendo le certificazioni necessarie. Per non parlare, infine, del lavoro che la cooperativa sta mettendo in campo relativamente all’applicazione di modelli etici nei rapporti sia interni che esterni.

Senza dimenticare la sfida delle sfide: quella di salvaguardare i posti di lavoro…
Il nostro impegno, sin dall’inizio, è stato quello di non operare tagli occupazionali, pur consci degli oneri che questo avrebbe comportato. L’implementazione di due nuove linee di confezionamento, con un investimento di circa 900 mila euro realizzato anche grazie al sostegno finanziario di CFI, ci consentirà di occupare in maniera efficiente il personale attuale e, se le condizioni di sviluppo del mercato lo permetteranno, di procedere a nuove assunzioni.

Alla luce di quanto detto fino adesso, alla fine che cosa ha significato per voi diventare una cooperativa?
Ha significato condividere delle scelte. La cooperativa nasce dal bisogno delle persone di salvaguardare il proprio posto di lavoro e la dignità che il lavoro offre attraverso una forma associativa che, rispetto alle altre forme di impresa, consente la partecipazione dei soci alla vita aziendale. La nostra cooperativa mi piace paragonarla al pianeta Terra: in entrambi i casi, dobbiamo essere degli attenti utilizzatori, al fine di lasciare a chi verrà dopo di noi qualcosa in eredità.